Chianti Classico Collection, 300 anni di storia vissuta a cresta alta

185 aziende, 676 etichette e più di 9 000 bottiglie: sono alcuni numeri accolti dalla Chianti Classico Collection. La manifestazione di presentazione delle nuove annate, quest’anno focalizzata sulla centralità del territorio, è stata ospitata dalla meravigliosa Stazione Leopolda di Firenze, prima stazione della città, trasformata in sede espositiva nel 1861.

Accedendo nel locale, in stile neoclassico, si percepiscono istantaneamente i valori della Chianti Classico Collection: Cuore, Carattere e Cultura.

La partecipazione emotiva è immediata: i colori delle aziende, disposte in stand e suddivise per  comuni,  preparano l’occhio curioso dell’ospite all’imponente figura che si erge in fondo all’ambiente, il Gallo Nero, simbolo indiscusso del Chianti Classico.

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Il Chianti Classico è un vino rosso DOCG prodotto in Toscana in uno tra i terroir più affascinanti a livello internazionale –il Chianti. Le caratteristiche del clima, del terreno e le diverse altitudini rendono il territorio del Chianti, infatti, una regione vocata alla produzione di vini di qualità.

La manifestazione non solo permette di entrare in contatto con le anteprime esclusive del 2016 e le novità delle aziende toscane ma dà anche l’opportunità, ad esperti e giornalisti, di approfondire la conoscenza del Chianti Classico in tutte le sue sfumature territoriali, valorizzandolo per la sua unicità.

La qualità dei vini presentati è sicuramente elevata: al centro dell’attenzione l’annata 2015 che viene accolta con grande interesse e coinvolgimento. L’annata 2014, seppur non propriamente soddisfacente a causa delle difficoltà dovute al maltempo, è stata rappresentata con grande sorpresa da alcune aziende degne di nota che, in uscita ritardata, hanno proposto dei 2014 al di sopra delle aspettative: tra queste Bibbiano, Carpineta Fontalpino, Fontodi, Isole e Olena, Renzo Marinai, Terra di Seta.

Quest’anno, in particolar modo, si respira un interesse generale nei confronti di vini biologici e di filosofie aziendali improntate sulla sostenibilità e sulla ricerca di materiali a basso impatto ambientale. 

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Curiosando tra i banchi di degustazione e parlando con i produttori ecco che saltano all’occhio quei consigli fondamentali per degustare al meglio il Chianti Classico. La bottiglia deve essere aperta qualche ora prima, permettendo al vino di ossigenarsi e sprigionare tutti i suoi profumi mentre la temperatura ideale è di 16-18 gradi; se più elevata si rischia di soffocare nell’alcolicità ogni bouquet, se inferiore si accentua la percezione della componente acida. Infine, anche quella del bicchiere è una scelta necessaria per valorizzare il Chianti Classico: è necessario, quindi, servire il vino in un calice a tulipano, con la bocca leggermente a restringersi, per esaltarne il bouquet.

Ginevra Ugurgieri della Berardenga 

LA LEGGENDA DEL GALLO NERO 

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Il marchio che da sempre distingue le bottiglie di Chianti Classico è il Gallo Nero, storico simbolo dell’antica Lega Militare del Chianti, riprodotto fra l’altro dal pittore Giorgio Vasari sul soffitto del Salone dei Cinquecento, nel fiorentino Palazzo Vecchio.

La storiografia di questo simbolo comprende anche una singolare leggenda ambientata nel periodo medievale. La sua vicenda segnò in pratica la definizione dei confini politici dell’intero territorio chiantigiano, perché fu proprio il comportamento di un gallo nero a deciderne il destino.

La leggenda narra che nel periodo medievale, quando le Repubbliche di Firenze e Siena si combattevano aspramente per prevalere l’una sull’altra, il territorio del Chianti, proprio perché intermedio alle due città, fosse oggetto di dispute pressoché continue. Per porre fine alle contese e stabilire un confine definitivo, venne adottato un bizzarro quanto singolare sistema. Si convenne di far partire dai rispettivi capoluoghi due cavalieri e di fissare il confine nel loro punto d’incontro. La partenza doveva avvenire all’alba e il segnale d’avvio sarebbe stato il canto di un gallo. Decisione, quest’ultima, in linea con i costumi del tempo, quando ancora i ritmi quotidiani erano scanditi dai meccanismi naturali. Nei preparativi dell’evento doveva pertanto essere decisiva la scelta del gallo, più che quella del destriero e del cavaliere. I senesi ne scelsero uno bianco, mentre i fiorentini optarono per uno nero, che tennero chiuso in una piccola e buia stia pressoché digiuno per così tanti giorni da indurlo in un forte stato di esasperazione.

Il giorno fatidico della partenza, non appena fu tolto dalla stia, il gallo nero cominciò a cantare fortemente anche se l’alba era ancora lontana. Il suo canto consentì quindi al cavaliere di Firenze di partire immediatamente e con grande vantaggio su quello senese, che dovette attendere le prime luci del giorno, quando il suo gallo, cantando regolarmente, gli permise di partire. Ma dato il notevole ritardo che aveva accumulato nei confronti dell’antagonista, il cavaliere senese percorse solo dodici chilometri in solitudine, poiché a Fonterutoli incontrò l’altro cavaliere.

Fu così che quasi tutto il Chianti passò sotto il controllo della Repubblica Fiorentina, molto tempo prima della caduta di Siena stessa.

http://www.chianticlassico.com/la-leggenda-del-gallo-nero/

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