Vendemmia. Tra le granite e le gran(din)ate

Che il 2017 sia un anno dal clima piuttosto inconsueto, si era capito all’inizio della stagione. Se da una parte le temperature estive hanno superato largamente le medie stagionali, dall’altra i violenti acquazzoni e le improvvise grandinate hanno messo a dura prova il raccolto in quasi tutte le regioni d’Italia. Anche per quanto riguarda i vigneti, quello in corso è un anno difficile sia dal punto di vista dell’abbondanza, sia per la qualità stessa della produzione.

Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, ha recentemente dichiarato che secondo lui, chi parla di vendemmia storica, è decisamente poco prudente, in quanto sembra chiaro a tutti che quella del 2017 non sarà certamente l’annata del secolo:

“Possiamo paragonare quest’annata a una traversata nel deserto, senza i necessari mezzi di sostentamento: anche se se ne esce vivi non è detto che si stia in buona salute”

Quella del 2017 infatti, a causa del caldo è stata una vendemmia decisamente precoce, con un anticipo di oltre 10 giorni, e secondo le prime stime la produzione di vino e mosto sarà di circa 41 milioni ettolitri, di oltre 13 milioni inferiore rispetto al 2016. Un calo medio per cantina del 25%, ma con regioni molto più colpite di altre. Come già accaduto nel 2013, il raccolto di quest’anno con molta probabilità darà vita a vini rossi molto forti di sapore, ma con tannini duri, verdi, che asciugano la bocca e ne compromettono la bevibilità. Poi certamente ci saranno le eccezioni; laddove i bravi viticoltori e soprattutto i vinificatori esperti riusciranno a limitare il periodo di macerazione, usando meno apporti di legno e ossigenando in altro modo i tannini, si potranno ottenere risultati migliori.

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Come anticipato, ad essere ottimisti si prevede una flessione media del 25% rispetto alla
produzione totale del 2016. In altre parole gli affari si mettono male per diverse cantine. I cali più pesanti sono previsti in Lazio e Umbria (circa 40%), in Sicilia (35%) e in Toscana, Puglia e Abruzzo (25%). Le regioni più fortunate, se di fortuna si può parlare, sono Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto, che prevedono una diminuzione del 5-10%. In controtendenza la regione Campania, che invece registrerà un lieve aumento.

Anche per i nostri concorrenti il 2017 non è stato un anno fortunato: in Francia e Spagna sono previste vendemmie altrettanto scarse, e l’Italia manterrà anche per quest’anno il primato sulla produzione totale.

L’unica consolazione è che secondo le statistiche più aggiornate di Coldiretti, il vino italiano è sempre più richiesto all’estero, infatti il valore delle esportazioni è previsto in crescita del 6% rispetto all’anno scorso. Inoltre, se il vino italiano quest’anno scarseggerà, i prezzi saliranno, ed il valore delle espor
tazioni raggiungerà con ogni probabilità un record storico, dopo i 5,6 miliardi di euro dell’anno scorso.

 

Giulia Mazzella

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