4 giorni in Chianti: dove magiare, dove dormire, ma soprattutto, dove bere!

Durante il ponte dei Morti ho avuto la possibilità di fare un tour del Chianti di quattro giorni. Con questo articolo mi piacerebbe condividere con voi la mia esperienza e, perché no, darvi qualche spunto per una gita fuori porta.

Partiamo giovedì mattina, prima tappa Radda in Chianti.
Le previsioni meteo annunciavano pioggia ma all’arrivo troviamo il piacevole tepore di questo autunno che non vuole lasciare il posto all’inverno.
Ci aggiriamo per il borgo storico e ci prendiamo tutto il tempo necessario per osservare le architetture antiche ed il dedalo di vicoli che si diramano dalla via provinciale.
In uno di questi vicoli, sotto un’angusta galleria troviamo una piccola enoteca che funge anche da ristorante e wine bar, “Casa Porciatti”.
I locali dell’enoteca risalgono al 1300 ed i tavoli sono situati proprio nell’esposizione dei vini, dove abbiamo gustato i famosi Pici con ragù di Cinghiale e un tagliere di salumi e affettati della zona.

Dopo pranzo ci muoviamo alla volta di Villa Vistarenni a Gaiole in Chianti, dove ci aspetta Marta, la receptionist della Villa, che ci accompagna durante la visita della tenuta. Nata come borgo intorno all’anno 1000 e ristrutturata come villa a partire dal 18° secolo, Villa Vistarenni è attualmente di proprietà della famiglia Tognana e recentemente è stata adibita a struttura di ricezione turistica.

Villa vistarenni
Villa Vistarenni, Gaiole in Chianti

Dal terrazzamento di fronte alla villa ammiriamo i colori autunnali dei vigneti circostanti facenti parte della proprietà, anche se il vino da essi ricavato non viene più prodotto nelle cantine della Villa da circa 5 anni. Le uve vengono utilizzati dall’ azienda locale Lamole, che produce il vino della Villa sotto il proprio nome. Hanno comunque mantenuto le botti dove una volta si produceva il vino, la più grande aveva una capienza di 6.300lt.

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Cantine di Villa Vistarenni

Dopo la visita guidata, Marta ci offre una speciale degustazione: il primo vino che abbiamo assaggiato è stato un Chianti Classico del 2016 di Lamole, un vino tanto intenso quanto strutturato e morbido al palato. Il secondo vino, invece, è un Chianti Classico del 2015 di Villa Vistarenni, di colore rosso brillante con note di frutti di bosco e spezie.

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Collezione di Villa Vistarenni, qui si possono trovare bottiglie risalenti agli anni ’50.

Raggiungiamo quindi la sistemazione per la notte, per la quale abbiamo scelto la suite Regina Margherita, così chiamata perché alla fine dell’800 la Regina d’Italia Margherita di Savoia soggiornò in queste stanze in occasione dell’inaugurazione di un asilo.

In un misto di arredamento contemporaneo e finiture d’epoca, ci rilassiamo prima di visitare Volpaia, un comune di soli 25 residenti. Su consiglio di Marta abbiamo cenato al ristorante La Bottega, un locale informale e accogliente, con un buon rapporto qualità/prezzo.

Dopo la cena ci ritiriamo in Villa Vistarenni e il giorno successivo ci spostiamo a Badia a Coltibuono.
Nata nel 1051, grazie a un ampliamento della Chiesa di San Lorenzo a Coltibuono, è stata per molti secoli sede di una comunità di monaci benedettini. Oggi Badia a Coltibuono, con l’insieme delle sue terre e attività, è un luogo che trasmette il valore e il prestigio di quanto si è costruito e conservato attraverso i secoli.

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Badia a Coltibuono

Dopo una visita guidata della tenuta e delle cantine, ci viene offerta una degustazione. In sequenza, i vini che abbiamo avuto il piacere di assaggiare sono: Chianti Classico 2016, Chianti Classico Riserva 2013, Chianti Classico Cultus Boni Riserva 2015 e Sangioveto 2013, tutti prodotti sotto il nome di Badia a Coltibuono.

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Cantine di Badia a Coltibuono

Per il pernottamento di venerdì abbiamo scelto un B&B a Panzano, vicino al ristorante che abbiamo prenotato da tempo: si tratta dell’Officina della Bistecca di Dario Cecchini, gestita da quello che probabilmente è il macellaio più famoso d’Italia, al quale si deve riconoscere, oltre alla simpatia tutta toscana, una meritoria battaglia per la difesa della Fiorentina (la bistecca, non la squadra di calcio…) quando questa venne messa in discussione anni fa.
Lo show di Cecchini durante l’aperitivo in macelleria è coinvolgente, la cena conviviale trascorre allegra con vari tagli di carne accompagnati dall’immancabile Classico del Chianti, servito mentre chiacchieriamo amabilmente con commensali provenienti da tutto il mondo.

Per il giorno successivo non abbiamo un programma predefinito, due giorni di abbondanti degustazioni, pranzi e cene a base di carne hanno lasciato il segno, decidiamo quindi di visitare la città di Siena in tutta tranquillità.
Il meteo ci viene in aiuto, offrendoci una giornata quasi estiva che ci permette di godere appieno delle meraviglie architettoniche della città.

Per la sera di sabato abbiamo prenotato cena e pernottamento nella Residenza San Leo, nei pressi di Figline Valdarno, un frantoio ristrutturato dove si cena nella vecchia tinaia riscaldata da un grande camino a legna o nell’officina vera e propria del frantoio, tra le mole di pietra e le vasche di raccolta dell’olio. Ad accoglierci c’è la proprietaria, Patrizia, la quale ha gentilmente cucinato la cena per noi e per gli altri ospiti, con l’aiuto del figlio. È una tenuta a conduzione familiare, dove si può respirare aria di casa e godere della tipica tranquillità della campagna Toscana.

La Domenica è infine dedicata al rientro, non senza una breve sosta a Firenze per una passeggiata nei luoghi storici.

Durante il ritorno a Milano, carichi di bottiglie di vino e di olio, non posso fare a meno di discutere con i miei compagni di viaggio su quanto una visita in un territorio come quello del Chianti ci dia una misura del valore della nostra storia, della nostra cultura e delle tradizioni, che per noi italiani magari sono scontate ma che hanno suscitato stupore ed ammirazione in tutti i turisti stranieri che mi è capitato d’incontrare in questi quattro giorni.

Da questo punto di vita il Chianti è un ottimo ambasciatore dell’italianità ed il vino è un’ottima scusa per scoprire la nostra storia e rilassarsi in territori di rara bellezza.

Federica Piloni

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