Il Vino tra Storia, Musica e Cultura

Nello stappare una bottiglia, nell’assaggiare un calice al ristorante spesso ci concentriamo sul profumo, sulle intricatezze sensoriali che il vino ci offre. Molto più raro è interessarsi del processo che ha portato ai metodi di produzione utilizzati per la vinificazione.

Proprio su questo secondo aspetto si è tenuta la conferenza dello scorso 17 aprile, che ha visto come protagonisti la Professoressa Antonioli, la Dottoressa Pia Berlucchi (F.lli Berlucchi), la Dottoressa Teresa Bordin (Executive Director, Oracle) e il Professor Giorgio Pennazzato del Politecnico di Milano.

Partendo dai più remoti inizi di civiltà nella Mesopotamia del 6000 avanti cristo, fino ad arrivare al pensiero ottocentesco ci è stato illustrato il percorso del vino, della sua importanza sacrale come nettare degno dei faraoni, della sua rilevanza filosofica e del suo ruolo nel simposio Greco, delle abitudini ed usi romani, per arrivare infine dopo un lungo passaggio alla nascita dello champagne.

Di tutti gli episodi analizzati, riportiamo di seguito quelli che più ci hanno colpiti.

Il primo, ma solo in ordine cronologico, riguarda la nascita dei “fast food” romani, e ci è stato raccontato dal professor Pennazzato.

Infatti, nel tardo periodo imperiale, quando il vino era diventato bevanda accessibile al ceto medio, si era assistito alla nascita di negozi take away, dove il cibo era venduto in anfore preriscaldate insieme a del vino, in uno stile quasi contemporaneo.

Il secondo, che ci è molto più familiare, riguarda la nascita dello champagne, riportato dalla Dottoressa Bordin.

Tradizione narra che, intorno al 1670, al tesoriere benedettino Dom Pierre Perpignan fosse stato assegnato il ruolo di tesoriere dell’abdazia d’Hautvillers. Per risollevare le casse della stessa, in crisi dopo decenni di difficoltà economiche, decise di produrre un vino bianco fermo dai territori ecclesiastici. Dopo elaborati studi e con meticolosa attenzione, arriva la prima vendemmia, seguita con morbosa attenzione dallo stesso Perignon. Le tipiche bollicine dello champagne sono una qualità fortuita, in quanto il clima poco clemente della regione aveva portato a una precoce interruzione della fermentazione, che era poi ripresa in primavera dopo l’imbottigliamento, portando al rilascio di anidride carbonica nella bottiglia. Un fenomeno particolare era l’esplosione delle bottiglie stesse, ancora non rinforzate e inadatte a contenere la pressione, che aveva portato alla necessità di indossare una “gabbia” metallica sulla testa per fermare le schegge di vetro.

Per concludere l’evento, il Professor Pennazzato ha suggerito vari abbinamenti tra musica e vino, arrivando così dall’ottocento ai giorni nostri.

Vi aspettiamo al prossimo evento!

Federico Pasotti

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